Il valore sociale del parco, il valore culturale del gioco

(a cura di Carla Gagliardi, Direttore Scientifico Efesto)

Architettura e psicologia si sono incontrate per raccontare il valore profondo di un parco inclusivo, tra i pochissimi a realizzarsi nel territorio veneto: uno spazio pensato non per separare, ma per unire, dove ognuno – ogni persona – possa sentirsi accolto e parte di una comunità.

È attorno a questa visione concreta che si è sviluppata la tavola rotonda dedicata al progetto “L’isola che non c’è”, un incontro promosso dal Comune di Belluno, nato da un’idea e con il sostegno organizzativo della Fondazione Efesto, in collaborazione con il Circolo Ricreativo Vigili del Fuoco di Belluno, e accolto con sensibilità dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Belluno.

Matteo Gobbo Trioli, Segretario generale di Fondazione Efesto, per l’occasione valido moderatore, ha guidato il dialogo con chiarezza e sensibilità, mettendo in luce il valore umano degli spazi aperti: luoghi di incontro, di rinascita e di gioco, dove fin da piccoli si impara a diventare cittadini di un mondo accogliente.

Barbara Parigi, responsabile tecnico di Proludic, e Gianmarco Panizzo, psicologo dello sport e della disabilità per Fondazione Efesto, hanno offerto un duplice sguardo – tecnico e umano – che ha dato densità all’incontro, rispondendo al desiderio dell’Assessora all’Ambiente e Parchi Lorenza De Kunovich di un confronto che fosse anche culturale.

La presenza del Sindaco Oscar De Pellegrin – lui stesso persona con disabilità motoria – ha dato all’incontro un tono autentico e incisivo. Il suo intervento ha sottolineato con forza come l’inclusione non debba nascere da un obbligo imposto da regolamenti o normative, ma da una visione consapevole e profonda di senso civico e civile. Il nuovo parco non prevede “spazi per disabili”, ma un disegno integrato e accessibile a tutti, in cui persone con diverse abilità possano condividere lo spazio, il tempo e il gioco.

All’incontro hanno preso parte architetti, funzionari e impiegati della pubblica amministrazione, persone con disabilità protagoniste dello sport paralimpico del territorio bellunese, dirigenti di strutture residenziali per anziani, e molti cittadini: tutti accomunati dalla curiosità, dall’attenzione e dalla sensibilità verso un tema tanto attuale quanto necessario.

Il Parco inclusivo “L’isola che non c’è” verrà inaugurato il 17 maggio nel cuore della città di Belluno, trasformando radicalmente l’identità del già esistente Parco Città di Bologna. Un intervento che non si limita a riqualificare uno spazio urbano, ma lo reimmagina: da area verde a luogo di relazione, da semplice parco a simbolo di cittadinanza attiva e inclusione.

600 metri quadri progettati per accogliere ogni forma di disabilità – motoria, visiva, uditiva, intellettiva – attraverso giochi e percorsi realmente accessibili. Un progetto ambizioso che guarda al futuro con lo spirito delle Olimpiadi di Cortina 2026, ma che affonda le radici in una visione concreta e quotidiana: fare dell’inclusione una prassi, non un’eccezione.

Emozionante anche l’intervento dal pubblico di un cittadino italo-berlinese, che ha suggerito l’idea – già diffusa in Germania – di spazi gioco e movimento pensati anche per gli anziani, perché il diritto a muoversi, esprimersi e sentirsi parte della comunità non ha età.

Grazie al Comune di Belluno, alla Società italo-francese Proludic, alla Fondazione Derigo per il contributo concreto alla realizzazione, al Circolo Ricreativo Vigili del Fuoco, alla Fondazione Efesto che promuove il valore del gioco come espressione culturale e inclusiva, e alla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Belluno per l’accoglienza dell’iniziativa e il riconoscimento dei crediti formativi a tutti gli associati professionisti presenti.

Perché il gioco è cultura. E la cultura, quando è condivisa, può davvero cambiare il mondo. A partire dai piccoli. A partire dall’esempio.