Per festeggiare il primo anniversario della Fondazione Efesto, nessun libro potrebbe essere più adatto a rappresentare lo spirito.

Caro Filippo, cominciamo dalla fine. Avete scritto una frase molto significativa: “…ora che questo libro si chiude tra le nostre mani, la speranza è che, aprendosi tra le tue, possa offrire nuovi punti di vista, suggerimenti preziosi e ispirazioni per coltivare bellezza e consapevolezza nella vita…”

Questo libro è un’autentica ode alla condivisione dell’umanità, un concetto che rappresenta l’essenza stessa della nostra Fondazione: la Bellezza è di tutti e cresce quando la si scambia e condivide. Attraverso le sue pagine, ci immergiamo nella consapevolezza che la bellezza va ben oltre l’apparenza esteriore; essa risiede nel sentire, nelle emozioni e nei legami che coltiviamo. Come un fiume in piena, l’autore si racconta, rispondendo alle domande del direttore scientifico Carla Gagliardi. le sue parole ci travolgono e ci trasportano in un viaggio fatto di riflessione e ispirazione. la bellezza, per noi, è una cosa seria, profonda e potente: qualcosa da riconoscere, alimentare e proteggere nelle nostre vite e nelle nostre relazioni.

Il libro è nato da un lavoro a quattro mani con la coautrice Elena, un dialogo lungo sei mesi sulla mia cecità e sulla cecità di sua figlia. Insieme abbiamo esplorato come, nonostante le difficoltà che spesso mettono a dura prova la fiducia nella bellezza della vita, si possa trasformare il dolore in speranza, la fragilità in forza, e il buio in colore.

Ci sentiamo davvero nella casa di Efesto: un luogo in cui anche il dolore può rivelare la bellezza della nostra capacità di guarire, crescere e trasformarci. L’accettazione dei nostri limiti e delle nostre imperfezioni è un esercizio quotidiano, universale. E quando parliamo con Filippo, scopriamo una verità profonda: la sua cecità ha generato una disponibilità interiore e una straordinaria apertura mentale, che gli permettono di “vedere oltre”.

Tra le pagine, emerge il suo toccante paragone con il lago Maggiore dove vive Elena, visto nel buio della sera: un lago tranquillo, la cui acqua piatta gli ricorda il coperchio di un pianoforte. E’ un linguaggio tra intenditori, che non nasconde le difficoltà: la sfida di trovare spartiti in Braille, il momento in cui le sue mani si posano sulla tastiera, e tutto si acquieta dentro di lui. Il corpo si apre alle sensazioni, il cuore alle emozioni, la mente all’immaginazione.

Il libro esplora ogni senso con leggerezza e profondità, trovando spazio anche per un’ode al pomodoro che accompagna capitoli intensi dedicati alla gratitudine, che si fa grazia. E’ un invito collettivo a impegnarci di più per creare e custodire un mondo in cui la bellezza possa fiorire. La Bellezza è un bene prezioso, da proteggere : con essa preserviamo la nostra umanità, il nostro senso di meraviglia e la connessione con il mondo e con le persone.