Reed Young, artista fotografo statunitense, a 16 anni inizia a scattare le sue prime fotografie.
La sua è un’indagine socio politica, climatica e psicologica. Le sue immagini rappresentano fondamentalmente la condizione umana: una esplorazione dell’ uomo e un dialogo continuo tra questo e i luoghi che abita, come piani di un condominio universale.
In “Human Society Collection” Reed Young racconta due diverse situazioni:
Las Pajas. Gli abitanti di Las Pajas, nella Repubblica Dominicana vivono in capanne arrangiate prive d’acqua corrente, non hanno accesso al servizio sanitario né all’istruzione. Ma si dicono felici: si sono lasciati alle spalle la miseria ancor più nera di Haiti, hanno potuto conquistarsi un cavallo o un mestiere precario e tanto basta a fare la differenza nella percezione del proprio benessere.
Harlem. E’ un posto incredibile entrato nell’immaginario collettivo di tutti. Reed Young ne dà una propria visione, mostrandone i cambiamenti e rappresentandone la cultura attraverso un’indagine antropologica.
Reed Young ha accettato di esporre le proprie opere nella nostra sede, su invito della Art Director di Efesto, Maura Buosi Celant, per raccogliere fondi a sostegno dei progetti di Fondazione Efesto. Il giorno 11 dicembre 2024 alle ore 18.30, si terrà l’asta solidale delle sue opere.
“Dopo essermi diplomato al liceo, mi sono iscritto alla scuola di fotografia nel disperato tentativo di andare al college. Sapevo a malapena come usare una macchina fotografica, ma non ero stato un bravo studente in un ambiente di apprendimento tradizionale e volevo trovare un modo per incanalare le mie curiosità.
Non sono diventato uno studente molto migliore, ma ho iniziato ad amare la fotografia. Mi ha permesso di essere un osservatore, uscire e parlare con persone di diversi ceti sociali e porre molte domande.
Un anno dopo aver finito la scuola di fotografia, ho ricevuto una borsa di studio di un anno presso Fabrica, un centro di ricerca sulla comunicazione nel nord Italia. Mi sono trasferito nel piccolo paese di Treviso e ho lavorato con artisti da tutto il mondo. È stato allora che ho iniziato a intervistare i miei soggetti e ho notato che, a differenza di molti dei miei colleghi, ero interessato al processo di intervista e alla scrittura tanto quanto lo ero alle fotografie. Ho visto ogni componente come una parte essenziale del ritratto. Sebbene non avessi alcuna formazione formale sui colloqui, sono diventato più bravo a convincere le persone ad aprirsi e ho iniziato a sentire che questo rendeva il lavoro più forte e più completo.
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